martedì 3 novembre 2009

“Fuori la mafia dallo Stato” Il popolo delle agende rosse

Il 26 settembre a Roma c’eravamo anche noi, siamo partiti in macchina da Cosenza nonostante le preoccupazioni per il maltempo, per i lavori sulla nostra autostrada e la distanza.

Non siamo arrivati in tempo per muoverci assieme al corteo ma a piazza Navona eravamo lì, davanti al palco, insieme ad altre 1500 persone, ognuno con la sua agenda rossa, per ricordare la vera agenda rossa di Paolo Borsellino, quella che hanno fatto sparire dopo l’attentato e dove sono contenuti appunti sugli incontri con collaboratori di giustizia e rappresentanti delle istituzioni, appunti fondamentali per stabilire quali erano i rapporti tra mafia e politica e chi sono stati i veri mandanti delle stragi del 92.

Il primo a parlare è Salvatore Borsellino, difficile spiegare quello che riesce a trasmettere con le sue parole, ma certamente rabbia e tanta carica. Legge una lettera della sorella Rita che per motivi di salute non ha potuto prendere parte alla manifestazione, poi si dice deluso dal presidente Napolitano, che non ha voluto partecipare ad una “manifestazione di partito”, ma le uniche bandiere erano quelle del nostro Stato, l’unico simbolo della manifestazione era l’agenda rossa di Paolo e come ha detto Salvatore Borsellino “questa non è una manifestazione di partito ma il partito della gente onesta”.

Concetto che ribadisce anche Antonio di Pietro, che ha dato una mano alla realizzazione dell’evento senza esporre un solo simbolo del partito, il leader dell’Italia dei Valori è intervenuto affermando che la mafia opera dall’interno delle istituzioni e che nascondere la verità sulle stragi del 92 è una vera e propria strage di Stato.

Anche Pino Masciari ha sottolineato che “combattere le mafie non significa essere schierati con un partito o con l’altro”, perché è chiaro che tutto il mondo della politica dovrebbe essere unito nella lotta alla criminalità.

Tra gli altri interventi anche quello, telefonico, di Marco Travaglio, secondo il quale bisogna stare “con il fiato sul collo del potere” affinchè venga fatta luce sulle stragi del 92. Afferma inoltre, che mentre in piazza c’è chi manifesta per saperne di più, c’è chi lavora per farci sapere meno e commenta la decisione “eversiva e illegale” di Scajola di aprire un’istruttoria su Annozero, decisione che definisce peggio dell’Editto Bulgaro e che rappresenta un tentativo di “istituzionalizzare il controllo del governo sulla trasmissione televisiva”. Segue una significativa riflessione sulle gravi parole di Berlusconi, il quale, riferendosi alla riapertura delle inchieste sulle stragi del 92, ha dichiarato che le Procure di Palermo e di Milano cospirano contro di lui, allora Travaglio, come tutti noi si chiede: perché Berlusconi, senza che nessuno dica niente, si collega da solo a quelle stragi?.

Sonia Alfano sottolinea la vicinanza ai magistrati di Palermo e Caltanissetta e afferma: “Ricordiamoci che proprio in queste ore a Palermo nelle aule dei tribunali c’è un magistrato che ha detto in modo chiaro e inequivocabile che Mangano era là (ad Arcore ndr) non per curare cani e tanto meno per curare cavalli ma per garantire sicurezza a Silvio Berlusconi e fino a quando non potremmo dirlo a lettere cubitali non saremo un Paese libero”.

Grande intervento anche quello di Gioacchino Genchi, che inizia rivolgendosi ai manifestanti come ai “partigiani della nuova resistenza”, parla di un riscatto dell’Italia libera, della difficoltà che si incontra nel parlare ancora al cuore della gente, resa docile, manipolabile dall’informazione corrotta, dai reality, dai falsi miti, dai “narcotizzatori di regime” e afferma: “altro che spinelli, altro che marijuana, altro che hashish, la vera droga è quella che ci somministra la tv di stato, la vera droga è quella attraverso la quale avvelenano le nostre coscienze e continuano ad uccidere i nostri martiri e la verità ogni giorno”.

Vittima del silenzio dell’informazione italiana è stato in questi giorni proprio quest’incontro, chissà quanti italiani sanno vagamente cos’è quest’agenda rossa, quanti sapevano e sanno della manifestazione, probabilmente solo i fedelissimi dell’altra informazione, la nostra, che facciamo attraverso lo spazio libero della rete.

Sono intervenuti poi Luigi de Magistris, Carlo Vulpio, Beppe Grillo e tanti altri, il risultato è stata una bellissima manifestazione, che ci ha dato davvero tanto.

Concludo con il grido di resistenza di Salvatore Borsellino che insieme al suo discorso finale potete ascoltare cliccando su questo link: Manifestazione delle Agende Rosse Salvatore Borsellino .


Maria Dodaro

Nessun commento:

Posta un commento