giovedì 19 novembre 2009

Contestazione a Crotone - Rifiuti

Manifestazione dei comitati di Crotone contro Agazio Loiero.
Si cercano risposte, si parla di sviluppo ma decine di bambini si ammalano a Crotone.
La Calabria è la discarica d'Italia? (e non solo?)

domenica 15 novembre 2009

sabato 14 novembre 2009

Giustizia e Verità: solo un'utopia?




Venerdi 20 novembre alle ore 17,30 incontro pubblico organizzato dai giovani IdV della provincia di Cosenza con il Dott. Gioacchino Genchi e l'on. Angela Napoli.
L'incontro sarà incentrato sui mancati valori della politica in Calabria e sulla necessità di cercare la verità su alcuni eventi chiave della storia del nostro paese; attraverso il racconto della storia umana e di uomo di stato, qual'è il dott.Gioacchino Genchi, ci soffermeremo sui vari momenti che hanno cambiato la storia del nostro Stato, passando dalle stragi del '92 fino ad arrivare alle inchieste del dott. Luigi De Magistris. Seguirà un ricco dibattito con i presenti, questo perchè l'incontro avrà l'obiettivo di infomare e creare un momento di crescita cultura e morale di noi giovani.
L'incontro sarà trasmesso in diretta streaming sul sito: www.nuovacosenza.com

Gli sbarchi di Riace




L'esperienza di accoglienza degli immigrati da parte del Comune di Riace. Un paese dominato dall'emigrazione e spopolato per mancanza di lavoro e di risorse ha trovato una nuova occasione per il recupero delle tradizioni e della vita.

Intervista al sindaco di Riace Domenico Lucano a cura di Lorenza Franzoni e Maria Grazia Moratti
Regia di Alessandro Scillitani

Produzione Teatro dei Quartieri

giovedì 5 novembre 2009

Cosenza sostiene Gioacchino Genchi + Intervista Angela Napoli

Calabria senza speranza: la promessa di azzurre lontananze

di Francesco Saverio Alessio

Calabria: miliardi di euro di fondi pubblici spariti, come centinaia di persone delle quali non si sa più nulla, come migliaia di emigrati e fuggiaschi dispersi nel mondo, come il libro “La società sparente” che descrive queste sparizioni, sparito dal circuito distributivo, sparito anche il suo Editore. Il vuoto cresce, le strade franano, i tumori aumentano, i politici impazzano ed imperversano con il loro incontrastato dominio delle coscienze, del voto, fondato sulla paura, sull’annientamento delle aspirazioni e delle speranze.

Strano come un luogo così orribilmente devastato, espressione massima del cattivo gusto e della tristezza egocentrica del vivere contemporaneo, resti per sempre nel cuore; non c’è un giorno della mia vita nel quale non pensi almeno una volta alla Calabria. Sarà che la mia ultima partenza, obbligata e necessaria, dettata dal bisogno di fuggire a qualche esecuzione sommaria, è stata più improvvisa di altre partenze ponderate e scelte. Sarà che sono legato alla casa dove sono nato, ai miei mobili, ai miei libri, ma non riesco a mandare giù questa sensazione amara di vuoto, di perdita definitiva.

Vivo attualmente in un paesino molto bello, civile e decoroso; l’esatto contrario di San Giovanni in Fiore, ma mi manca lo Jonio, mi manca la Sila: i suoi boschi, le sue albe, “il suo cielo di un azzurro così intenso che fa male agl’occhi” come disse il grande regista Wim Wenders ad Emiliano Morrone in un’intervista fatta proprio in Sila nel 2003. Poi penso all’ambiente apparentemente intatto che nasconde indicibili rifiuti tossici, allo Jonio intriso di mercurio ed altre porcherie, all’ambiente sociale, grigio, tetro, improduttivo ed inespressivo, gravato dalla paura del futuro e mi vien voglia di non tornare, mai. Mi vien voglia di dimenticare per sempre quella terra, quella gente. Non pensarci più.

L’esilio di un Calabrese è orrendamente triste: è senza possibilità di un ritorno. Si sa che anche se si torna, si trova un luogo dove non hai possibilità di esprimerti come essere umano autonomo, si trova un luogo violentato e sventrato da un fiume di cemento, da costruzioni prodotte da una poetica del brutto che soltanto un’anima collettiva squallida ed egocentrica può produrre. Se è vero che una civiltà si esprime attraverso l’architettura e la gestione decorosa dell’ambiente, attraverso la bellezza che è in grado di conformare, si può affermare che i Calabresi appaiono incivili. Questo senza scendere in altre analisi di carattere politico, sociale, antropologico. Soltanto osservando la bruttezza delle architetture che con folle determinazione e ritmo crescente si continuano a produrre devastando l’ambiente. Si vive in esilio ma senza alcuna speranza di poter tornare in un posto che tu possa riuscire ad amare fino in fondo, che una volta tornato possa accoglierti, offrirti delle occasioni di crescita. Semplicemente non c’è nulla di accogliente nella nostra terra. Ti attendono l’orrore e la morte senza gloria.

Bloccate e smembrate le inchieste di de Magistris non c’è alcuna speranza di ottenere una qualche forma di giustizia. Tutto il popolo costretto ad essere suddito o fuggiasco. I prossimi fondi Por (8 miliardi di euro fino al 2013) scompariranno nelle bocche spalancate dei soliti noti squali della politica, della ‘ndrangheta e della massoneria deviata che li congiunge in una sinergia demoniaca di appropriazione indebita del pubblico, in una corsa all’avidità senza fine, al dominio totale, persino del privato dei cittadini. Finora hanno derubato i Calabresi di miliardi di euro e risultano assolutamente impuniti, perché non dovrebbero continuare a derubarci di tutto? Perché con un popolo docilmente prono rispetto ai potenti loro non devono continuare a sodomizzarlo? Perché, visto che sono strutturalmente avidi, sperare che non continuino nella loro schifosa ingordigia.

Non c’è speranza e neanche più lotta in Calabria, almeno nella mia generazione, pochi giovani che provano a combattere isolati dagli adulti, dal tessuto sociale, dalle loro stesse famiglie. Tutto resta immobile. La vita impietrita come in un fossile. L’orrore domina incontrastato. A volte mi viene il desiderio di vederla scomparire inghiottita dal Mediterraneo o disintegrata da un’atomica.

Poi penso a quanto l’opposizione strenua contro questo orrore mi abbia fatto crescere come essere umano e tiro avanti un altro giorno ancora cercando di concentrarmi su di un sogno: la Calabria immaginata dalle tantissime persone oneste e sensibili che come me sono in esilio senza possibilità di ritorno. Mi immergo in questo sogno e, anche se non riesco a recuperare razionalmente alcuna speranza, continuo la lotta. Denunciando e proponendo. Scrivendo. Amando. Soffrendo.

Attraverso le nebbie dei paradossi onirici intravedo un barlume di luce solare lontano, indefinito. La promessa di azzurre lontananze, di una felicità che apparterrà ad un altro tempo, ad altri uomini, migliori di noi, che, forse, grazie anche ai nostri sacrifici, un giorno appariranno, ricchi di solidarietà, di carità, di ironia. Per render giustizia, pace e bellezza ad una terra ed ad una popolazione che le ha perse completamente.

19 domande alla Prestigiacomo

Tutte le associazioni organizzatrici della manifestazione di Amantea (Cosenza) del 24 ottobre chiedono al Ministero dell’Ambiente che siano fornite le risultanze documentali delle prospezioni marine e delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni prelevati dalla nave “Mare Oceano” al largo di Cetraro per individuare l’eventuale presenza della nave carica di rifiuti radioattivi, come rivelato dal pentito Fonti. In attesa di poter valutare, mediante tecnici di fiducia e di analisi comparate, chiedono di fugare tutti i dubbi su una vicenda piena di contraddizioni. E per questo pongono al Ministro Prestigiacomo le seguenti domande:

1) Come è possibile che una persona non del luogo, come Francesco Fonti, fosse a conoscenza della presenza di un relitto nei fondali di Cetraro esattamente nel sito dove è stato trovato?

2) Perché questo relitto, se conosciuto dalla Marina e dalle Capitanerie di Porto, non è stato segnalato a tempo debito al Procuratore Giordano titolare dell’inchiesta?

3) Perché esistono differenze sostanziali tra le caratteristiche del relitto di Cetraro e del piroscafo Catania? Quest’ultimo, secondo i dati dei costruttori, era lungo 95,8 metri mentre la lunghezza ufficiale del relitto, comunicata dal Governo, è pari a 103 metri. I dati differenti del piroscafo Catania sono ben noti e riportati nel registro navale della World Ship Society e pubblicati dal sito specializzato Miramar Ship Index. Gli stessi identici dati sono pubblicati anche sul sito specializzato nella storia degli U-boat (www.uboat.net).

4) Perché dai registri navali risulta che il piroscafo Catania venne affondato almeno a 3,2 miglia di distanza dal punto dove la “Mare Oceano” stava effettuando le verifiche, un punto più a largo di circa cinque chilometri, non qualche centinaio di metri?

5) Come mai le foto e le riprese video effettuate dal Rov della Nave Oceano sembrerebbero diverse da quelle realizzate dal Rov dell’Arpacal?

6) Perché non è stato ancora reso pubblico l’intero filmato georeferenziato realizzato dal Rov della Mare Oceano?

7) Perché il Ministro, prima ancora che il Rov della Geolab si immergesse nelle acque, ha comunicato che il relitto di Cetraro non poteva essere quello del Cunsky?

8 Che fine hanno fatto i fusti o maniche a vento ripresi dal Rov inviato dalla Regione Calabria e perché non sono stati recuperati e portati in superficie a prova della asserita verità?

9) Perché Prestigiacomo ha subito detto che il “caso è chiuso” senza neanche accertarsi del carico della nave?

10) Perché sono stati comunicati solo i dati delle analisi sulla radioattività effettuate a 300 metri di profondità nonostante il relitto si trovi ad oltre 480 metri? Questa differenza incide notevolmente visto che le radiazioni gamma hanno una schermatura diversa a seconda della profondità. Ad esempio 170 metri generano un livello di schermatura pari ad un fattore 3*E126. Quindi anche in presenza di numerosi noccioli di reattori nucleari la contaminazione radioattiva non sarebbe facilmente rilevabile.

11) Perché, nonostante la richiesta ufficiale da parte della Regione Calabria, non è stato comunicato il protocollo scientifico adottato per compiere le analisi sul relitto, sui fondali e nelle acque circostanti?

12) Perché non sono state condotte, in via preliminare, le dovute indagini sulla catena alimentare della fauna ittica e sui sedimenti dei fondali onde rilevare la presenza di eventuali radionuclidi e/o agenti contaminanti di diversa natura? Questo allo scopo di tranquillizzare la popolazione in caso di eventuale riscontro negativo o viceversa proclamare lo stato di emergenza onde ricorrere agli indennizzi in caso di riscontro positivo (alla luce di indagini pregresse che già paventarono tale possibilità)?

13) Perché per la vicenda del relitto di Cetraro è stato adottato un metodo differente da quello utilizzato per le indagini sul materiale contaminato rinvenuto nella vallata dell’Oliva dove le analisi sui campioni prelevati saranno condotte da quattro laboratori differenti mentre sulla Nave Oceano non è stato permesso l’ingresso, se non per poche ore, ai ricercatori dell’Arpacal?

14) Perché tanta fretta nel chiudere le indagini e nel mandare via la Nave Oceano mentre , vista la presenza in loco dell’imbarcazione, si sarebbe potuto continuare a scandagliare tutto il mare circostante Cetraro?

15) Perché la Capitaneria di Porto di Cetraro nel 2007 emise l’ordinanza di divieto di pesca a poche centinaia di metri dal luogo indicato da Fonti , subito dopo le analisi effettuate dall’Arpacal che indicavano la presenza allarmante di metalli pesanti quali l’arsenico, il cobalto ed il cromo sul pescato?

16) E perché quell’ordinanza venne ritirata un anno dopo? Sarebbe utile comunicare i risultati di quelle analisi.

17) Perché non sono stati applicati anche a Cetraro i recenti provvedimenti legislativi (L. 123/2008 e L. 210/2008) che classificano come siti strategici di interesse nazionale le aree in cui vengono smaltiti o individuati rifiuti tossici e/o nocivi?

18) Chiediamo al Ministro Prestigiacomo se è a conoscenza dei filmati effettuati nel 2005-2006 per conto della Procura di Paola della società Nautilus e chiediamo cosa questi hanno filmato e di rendere pubblici tali filmati.

19) Perché ad esprimersi sui risultati dei riscontri effettuati dalla nave Oceano sono stati il ministro Prestigiacomo ed il procuratore della DNA Pietro Grasso e non il titolare delle indagini?

Le associazioni, i comitati e i movimenti organizzatori della manifestazione del 24 ottobre ad Amantea: Comitato Civico Natale De Grazia / Movimento Ambientalista del Tirreno /Forum Ambientalista / Beni Comuni Cosenza / Rosso Cetraro / WWF Amantea-Belmonte C./ Associazione Paolab/ Associazione Confronti / Comitato Civico Valle Oliva Terre a Perdere / CGIL Amantea / Cib Unicobas / Ammazzateci Tutti movimento antimafia.

mercoledì 4 novembre 2009

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martedì 3 novembre 2009

Vi mostriamo l'arroganza dell'On. Maurizio Gasparri (PDL) che si permette di fare delle affermazioni gravissime dei confronti di Salvatore Borsellino (fratello di Paolo).
Ce ne fossero altri 10.000 di persone come Salvatore Borsellino!
Guardate il video ed osservate bene il comportamento di Gasparri.

I misteri della nave di Cetraro: a Settembre non erano stati filmati dei bidoni nella stiva?

La vicenda è da considerarsi ufficialmente conclusa: la nave a quasi 500 metri di profondità sui fondali di Cetraro non è il Cunsky carico di rifiuti radioattivi; non ci sono più neanche i bidoni filmati a Settembre!

Dunque il caso è da considerarsi chiuso: non è giudicato attendibile il racconto del pentito di ‘ndrangeta, Francesco Fonti, che aveva rivelato come l’imbarcazione fosse stata affondata in seguito ad un patto fra mafia e servizi segreti per lo smaltimento di rifiuti radioattivi.

Le immagini girate in settembre dal robot subacqueo inviato dalla regione Calabria mostravano dei bidoni nella stiva del relitto di Cetraro. Lo stesso relitto venne immediatamente e senza alcun dubbio identificato come una nave cargo a doppia stiva (stessa tipologia del Cunsky).

Sulla base delle ispezioni sonar e delle riprese video effettuate nei giorni scorsi dalla nave Mare Oceano inviata a Cetraro dal ministro dell’Ambiente risulta che il relitto non corrisponde alle dimensioni e alle caratteristiche del Cunsky.

Lo stesso è stato identificato come la nave passeggeri Catania, affondata durante la Prima guerra mondiale. Dicono che nelle immagini riprese dalle apparecchiature inviate sott’acqua si legga anche il nome della nave sulla fiancata.
Ora guardate questo video:




Il servizio è stato girato a metà settembre dopo che il robot subacqueo inviato dalla regione Calabria ha filmato per primo il relitto.
“Chi ha visto le immagini con attenzione non ha dubbi, è una nave cargo a doppia stiva“.
Lo stesso assessore regionale all’Ambiente Greco aggiunse che, viste le caratteristiche dello scafo, la nave doveva esser stata costruita attorno al 1950.

Una bella discrepanza fra i risultati delle due esplorazioni, non trovate? E poi i bidoni dove sono finiti ?
Ora dicono che la stiva del relitto è vuota; quelli che sembravano bidoni sono in realtà prese d’aria cilindriche che spuntano dal ponte.

Il servizio di settembre invece documentava, con immagini che non sono state diffuse, come i bidoni nella stiva ci sono eccome. Anche il procuratore capo di Paola, Bruno Giordano, aveva parlato di bidoni ripresi all’interno della stiva.




Non solo, secondo Giordano, quei fusti (altro che prese d’aria!) erano i contenitori usati negli Anni Ottanta e Novanta per il trasporto di rifiuti speciali, tossici o radioattivi.

Viviamo in un Paese pieno di misteri e depistaggi, di verità accuratamente nascoste, di indagini a cui vengono messi i bastoni fra le ruote.
Il pentito, Francesco Fonti,(ora definito inattendibile) ha parlato di un patto fra mafia e servizi segreti per affondare, assieme alle navi, carichi di rifiuti tossici e radioattivi: materiali provenienti addirittura dall’Enea e dall’Eni.
Insomma grandi interessi economici in gioco e una gravissima complicità delle istituzioni.
In molti hanno interesse a chiudere questa vicenda il prima possibile, senza che si faccia ancora rumore , senza che si parli di Natale De Grazia, di Ilaria Alpi ,di Miran Hrovatin.
Noi giovani IdV di Cosenza vogliamo che l’attenzione dell’opinione pubblica su questi temi rimanga alta e si continui ad indagare sulle cosiddette “navi a perdere”.
Noi faremo del nostro meglio per evitare che cali il sipario su questa vicenda, pretendiamo l’accertamento della verità affinchè la nave di Cetraro non venga ricordata come l’ennesimo mistero italiano.

Piazza Farnese discorso di Salvatore Borsellino




Il Momento Propizio

“Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.” Giuseppe Fava
Fava, giornalista catanese, venne ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984; tentarono a lungo di spacciare per delitto passionale il suo omicidio, solo nel 2003 la Cassazione condannerà all’ergastolo, come mandanti della sua uccisione, i boss Santapaola ed Ercolano. Nessun politico o cavaliere del lavoro catanese accusato da Fava di essere un tutt’uno con la mafia verrà mai indagato per l’omicidio dello steso Fava.I veri mandanti di quell’omicidio, come in molti altri casi, stanno in alto e godono di impunità.

La storia di Peppino Impastato viene scoperta da tutte le scuole ed università italiane con un film del 2000 “I cento passi “, quel film ha ricostruito fedelmente la vita e la morte del fondatore di radio AUT, prima che giungano le sentenze definitive della magistratura sulla morte di Peppino Impastato.
23 anni, questo sarà il tempo impiegato dalla giustizia italiana per individuare i responsabili dell’omicidio Impastato. Le indagini partirono in mala fede, si voleva far credere che Peppino si fosse suicidato, le inchieste vennero bloccate più volte e si chiusero nell’88 con la conferma della natura mafiosa del delitto ma, “data la manifesta impossibilità di trovare i responsabili”,senza nessun condannato.
I compagni di Peppino e sua madre sapevano la verità, sapevano che la morte di Peppino l’aveva ordinata il boss locale Gaetano Badalamenti, perciò lottarono per avere giustizia, scissero libri d’accusa, presentarono esposti alla procura di Palermo a seguito dei quali l’inchiesta verra riapertà e si concludera nel 2001 con la condanna all’ergastolo di Badalamenti boss di Cinisi.

Che la giustizia Italiana sia lenta è fatto tristemente noto, mai in questi casi a quella che è la lentezza intrinseca, “strutturale” dei procedimenti giudiziari nostrani si aggiunge il fatto che una parte delle procure competenti vuole che quei processi non vadano avanti.
La lentezza diventa allora tragicamente dolosa! Proprio coloro che devono garantire la giustizia si adoperano per fermarla !
Ovviamente sono una minima quota questi magistrati che remano contro l’accertamento della Verità, e inoltre essi entrano in azione solo su determinate inchieste:quelli che toccano gli intoccabili, i poteri forti.
Vedi il giudice della Corte di Cassazione Carnevale noto come ” l’ammazzasentenze” in quanto cassava tutte le sentenze contro i mafiosi alle dipendenze della politica o il procuratore Dolcino Favi che ha espropriato De Magistris delle sue inchieste perchè stavano andando troppo avanti, stavano portando alla luce cio’ che deve rimanere sepolto. Del resto, nonostante numerosi collaboratori di giustizia hanno definito Favi “il referente numero 1 della mafia nella magistratura”, Dolcino non viene toccato da nessun provvedimento disciplinare del CSM.
Finanche Palermo, procura simbolo della lotta alla mafia, non è immune da questi magistrati poco scrupolosi nello svolgere le proprie funzioni, pensate che la famosa lettera di Provenzano a Berlusconi, in cui si minaccia il rapimento del figlio del cavaliere, spuntata nel mese di luglio, marciva negli archivi della procura palermitana dal febbraio 2005, era stata sequestrata, dai carabinieri ,durante una perquisizione Massimo Ciancimino con un verbale di acquisizione molto chiaro “lettera di Provenzano a Berlusconi”. Possibile che nessuno in procura a Palermo avesse notato e preso in considerazione una missiva del genere? NO. Possibile che non ne siano venuti a conoscenza il procuratore capo di Palermo Grasso ( ora procuratore nazionale antimafia ) ed il sostituto Pignatone(ora procuratore capo a Reggio Calabria)?NO.
Perché l’hanno insabbiata ? Forse per fare carriera. . .
Adesso alla procura di Palermo ci sono magistrati come Ingroia, Scarpinato, Di Matteo che lavorano con passione per l’accertamento della verità, anche a Caltanissetta le inchieste sulle stragi del 92 sono ripartite grazie al procuratore capo Lari .
Non dobbiamo permettere, come è avvenuto in passato, che le loro indagini vengano fermate o ostacolate. Né tantomeno possiamo permettere che vengano imbavagliati i mezzi di informazione e di quelle indagini l’opinione pubblica non ne sappia nulla.
Ci sono tanti piccoli segnali di risveglio di una società per troppo tempo sopita ed é concreta la possibilità che emerga con chiarezza lo scenario politico-mafioso che da quasi 20 anni caratterizza la storia del nostro paese, perciò dobbiamo mobilitarci per chiedere che verità e giustizia vengano fatte una volta per tutte, tutti gli italiani onesti devono scendere in piazza a manifestarla loro indignazione per questa ” mafiocrazia” e la loro volontà di cambiamento.
Chi vuole sentire quel fresco profumo di libertà deve lottare adesso!
La manifestazione del 26 settembre a Roma con in mano l’agenda rossa di Paolo Borsellino è stata straordinaria ma eravamo ancora troppo pochi!


Francesco Bruno

“Fuori la mafia dallo Stato” Il popolo delle agende rosse

Il 26 settembre a Roma c’eravamo anche noi, siamo partiti in macchina da Cosenza nonostante le preoccupazioni per il maltempo, per i lavori sulla nostra autostrada e la distanza.

Non siamo arrivati in tempo per muoverci assieme al corteo ma a piazza Navona eravamo lì, davanti al palco, insieme ad altre 1500 persone, ognuno con la sua agenda rossa, per ricordare la vera agenda rossa di Paolo Borsellino, quella che hanno fatto sparire dopo l’attentato e dove sono contenuti appunti sugli incontri con collaboratori di giustizia e rappresentanti delle istituzioni, appunti fondamentali per stabilire quali erano i rapporti tra mafia e politica e chi sono stati i veri mandanti delle stragi del 92.

Il primo a parlare è Salvatore Borsellino, difficile spiegare quello che riesce a trasmettere con le sue parole, ma certamente rabbia e tanta carica. Legge una lettera della sorella Rita che per motivi di salute non ha potuto prendere parte alla manifestazione, poi si dice deluso dal presidente Napolitano, che non ha voluto partecipare ad una “manifestazione di partito”, ma le uniche bandiere erano quelle del nostro Stato, l’unico simbolo della manifestazione era l’agenda rossa di Paolo e come ha detto Salvatore Borsellino “questa non è una manifestazione di partito ma il partito della gente onesta”.

Concetto che ribadisce anche Antonio di Pietro, che ha dato una mano alla realizzazione dell’evento senza esporre un solo simbolo del partito, il leader dell’Italia dei Valori è intervenuto affermando che la mafia opera dall’interno delle istituzioni e che nascondere la verità sulle stragi del 92 è una vera e propria strage di Stato.

Anche Pino Masciari ha sottolineato che “combattere le mafie non significa essere schierati con un partito o con l’altro”, perché è chiaro che tutto il mondo della politica dovrebbe essere unito nella lotta alla criminalità.

Tra gli altri interventi anche quello, telefonico, di Marco Travaglio, secondo il quale bisogna stare “con il fiato sul collo del potere” affinchè venga fatta luce sulle stragi del 92. Afferma inoltre, che mentre in piazza c’è chi manifesta per saperne di più, c’è chi lavora per farci sapere meno e commenta la decisione “eversiva e illegale” di Scajola di aprire un’istruttoria su Annozero, decisione che definisce peggio dell’Editto Bulgaro e che rappresenta un tentativo di “istituzionalizzare il controllo del governo sulla trasmissione televisiva”. Segue una significativa riflessione sulle gravi parole di Berlusconi, il quale, riferendosi alla riapertura delle inchieste sulle stragi del 92, ha dichiarato che le Procure di Palermo e di Milano cospirano contro di lui, allora Travaglio, come tutti noi si chiede: perché Berlusconi, senza che nessuno dica niente, si collega da solo a quelle stragi?.

Sonia Alfano sottolinea la vicinanza ai magistrati di Palermo e Caltanissetta e afferma: “Ricordiamoci che proprio in queste ore a Palermo nelle aule dei tribunali c’è un magistrato che ha detto in modo chiaro e inequivocabile che Mangano era là (ad Arcore ndr) non per curare cani e tanto meno per curare cavalli ma per garantire sicurezza a Silvio Berlusconi e fino a quando non potremmo dirlo a lettere cubitali non saremo un Paese libero”.

Grande intervento anche quello di Gioacchino Genchi, che inizia rivolgendosi ai manifestanti come ai “partigiani della nuova resistenza”, parla di un riscatto dell’Italia libera, della difficoltà che si incontra nel parlare ancora al cuore della gente, resa docile, manipolabile dall’informazione corrotta, dai reality, dai falsi miti, dai “narcotizzatori di regime” e afferma: “altro che spinelli, altro che marijuana, altro che hashish, la vera droga è quella che ci somministra la tv di stato, la vera droga è quella attraverso la quale avvelenano le nostre coscienze e continuano ad uccidere i nostri martiri e la verità ogni giorno”.

Vittima del silenzio dell’informazione italiana è stato in questi giorni proprio quest’incontro, chissà quanti italiani sanno vagamente cos’è quest’agenda rossa, quanti sapevano e sanno della manifestazione, probabilmente solo i fedelissimi dell’altra informazione, la nostra, che facciamo attraverso lo spazio libero della rete.

Sono intervenuti poi Luigi de Magistris, Carlo Vulpio, Beppe Grillo e tanti altri, il risultato è stata una bellissima manifestazione, che ci ha dato davvero tanto.

Concludo con il grido di resistenza di Salvatore Borsellino che insieme al suo discorso finale potete ascoltare cliccando su questo link: Manifestazione delle Agende Rosse Salvatore Borsellino .


Maria Dodaro